venerdì 31 luglio 2015

Recensione: DIARIO DI UNA CAMERIERA di Octave Mirbeau

Titolo: Diario di una cameriera
Autore:
Octave Mirbeau
Editore: Elliot
Pagine: 256
Anno di pubblicazione: 2015 

Prezzo copertina: 17,50 €

Recensiona a cura di Eleonora Cocola

Siamo nella Francia di inizio '900, osservata dal punto di vista della cameriera Célestine: la ragazza ha delle difficoltà a trovarsi a proprio agio nelle case in cui le capita di lavorare, per questo è passata da una famiglia parigina benestante all’altra, fino ad approdare nella proprietà dei Lanlaire, nella cittadina normanna di Le Mesnil-Roy. A causa del suo mestiere, Célestine è entrata in contatto con diverse famiglie borghesi, e in forma diaristica ne racconta l’ipocrisia e la corruzione: sotto una facciata di rispettabilità si nascondono perversioni e crudeltà, che Célestine svela con gusto, come a vendicarsi delle angherie subite dalle padrone e delle avances dei loro viscidi mariti.

Pubblicato per la prima volta in volume nel 1900 dopo essere uscito a puntate su un paio di riviste, Diario di una cameriera fu accolto con sdegno e sgomento dai lettori di allora: la società francese di inizio secolo si trovava messa sotto accusa proprio mentre arrivava l’affaire Dreyfus a gettare l’ombra dell’antisemitismo e a dividere le coscienze. Con questo libro Octave Mirbeau non solo ha sprofondato la borghesia francese in una cloaca di perversione, ma ha affidato il compito di lavare i suoi panni sporchi in piazza a una semplice cameriera, insignita addirittura del ruolo di protagonista e di portavoce delle istanze dell’autore. Attraverso Célestine Mirbeau dava voce a un intero ceto sociale fino ad allora praticamente ignorato dalla letteratura, e affidava la sua denuncia sociale a un personaggio tutt’altro che tradizionale e innocente. Non sorprende affatto che alla sua uscita Diario di una cameriera fece scalpore come un libro sovversivo sotto tutti i punti di vista.

Al di là dello spiccato carattere di denuncia sociale e rottura delle convenzioni, c’è qualcosa che compromette la godibilità di questo libro: benché lo stile in sé sia scorrevole e il tono sia vivace e non privo di arguzia, la totale assenza di ironia rende il romanzo piuttosto pesante e spesso monotono. È davvero difficile entrare in sintonia con la protagonista, una donna fredda e senza scrupoli, che non si rivela tanto migliore dei personaggi che denuncia: consapevole del proprio fascino erotico, la calcolatrice Célestine lo sfrutta per soggiogare i padroni e raggiungere i propri scopi, rifacendosi così delle umiliazioni che è costretta a subire. Tutt’altro che innocente, è un’osservatrice lucida ma allo stesso tempo un personaggio controverso: tanto per dirne una, dopo aver aspramente denunciato le angherie che i servitori sono costretti a sopportare dai padroni, non esita a infliggerle quando è lei a trovarsi in una posizione di potere. Mettendo al centro della narrazione un personaggio simile è come se Mirbeau volesse avvertirci che dall’immoralità e dai pericoli della corruzione non si salva proprio nessuno.

A essere sotto accusa quindi non è solo una certa fascia della società, ma la natura umana nel suo complesso: tutti i personaggi e tutte le situazioni descritte sono intrisi di un torbido squallore e macchiati di sordida perversione, e al momento di chiudere questo libro viene spontaneo tirare un sospiro di sollievo.

L'AUTORE
Octave Mirbeau, nato a Trévières nel 1848, è stato giornalista, scrittore, critico d’arte, saggista, drammaturgo e reporter di viaggio. Esponente dell’Impressionismo e dell’Espressionismo letterari, le sue opere sono state tradotte in trenta lingue. Muore a Parigi nel 1917. 

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